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Comunque Ferrara nella sua avveNdutezza è fantastico, perché permette di capire da che parte tira il vento. Il fatto che ieri avesse all'improvviso cambiato versione, ed auspicasse elezioni subito (opinione diametralmente opposta a quella sostenuta tre giorni prima) ci aveva fatto sperare che il Berlusca sarebbe stato silurato.
E infatti.

Di quelle notizie che ti cambiano la giornata.

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Film a infrarossi. Esposizione lunga. 

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Forme della psiche nello spazio

Tempo fa su questo blog dicevo che siamo molteplici, disgiunti, un gran casino insomma, direttrici divergenti in lotta fra loro, identità multiple, legione e via dicendo. E dicevo che una grande gioia o un grande dolore hanno, soli, il potere di renderci una cosa unica. Di riunire per un momento tutta questa disparità.
Oggi prendevo il caffè al sole e mi è venuta chiara la differenza fra l'unità data dall'una e dall'altro. Quando a unirti è la gioia sei allargato e immenso, lo sguardo è ampio, vaga soffermandosi sulle piccole cose; ti accorgi di tutto, o quasi. La psiche si espande intorno e se fosse visibile ci apparirebbe come una specie di grossa nuvola chiara e luminosa.
Quando a unirti è il dolore, invece, lo sguardo è fisso su un punto in lontananza. Sei sordo alla maggior parte delle cose, scordi tutto, sei assente. A vederla la psiche apparirebbe, in questo secondo caso, come un cuneo che parte dallo stomaco e si protende in avanti per metri, oppure all'interno, sempre per metri, a seconda del tipo di dolore. 
Questo ho visto chiaramente mentre bevevo il caffè. Il mio cuneo. Sono felice di averlo visto.
Ciao cuneo.

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Con gli anni sono diventata più brava ad astrarre la mente dal dolore.
Dimentico questa bravura soltanto quando soffrire è importante, oppure estetico.
Cioè quando soffrire serve.

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Meno male che avantieri notte mi sono comprata dei rullini nuovi, ho come la sensazione che per un bel po' niente rullini e niente di niente.

Mia zia me lo dice da quando ero ragazzina, che devo trovarmi un marito ricco. Da qualche anno comincio a pensare che abbia ragione.

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Mi rigenero con una velocità impressionante. Perdono e dimentico, sono sempre pronta a dare la seconda e anche la terza possibilità, ogni volta come se mai nulla fosse successo. 
Credo alla buona fede degli altri, quasi tutti gli altri, perché io non sono mai in cattiva fede. Non mento, tranne rarissimi casi (e ne soffro sempre; in alcuni casi pago anche).
Le ferite su di me durano poco, dove "poco" significa tre giorni o tre mesi, o sei mesi. Una sola ferita mi è rimasta, incisa nel corpo, a mostrare che i sentimenti modificano la materia nostra più innegabile, quella che sentiamo tutti i giorni da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire. 

Io rinasco, dunque. Eppure il passato non si cancella. Ne restano i segni, sparsi nel tempo, dormienti nella maggior parte dei casi. Alcune volte queste tracce prendono vita dal nulla e ricominciano ad agitarsi. Provocano piccole catastrofi. Grandi turbamenti. 

Tutto ciò che nascondiamo prima o poi ha la possibilità di venire a galla, ogni omissione, ogni piccola bugia, ogni alterazione quasi impercettibile della verità. Le cose sospese, prima o poi, generalmente cadono.

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Oltre a postare fotografie sarebbe anche il caso che mi rimettessi a scrivere.

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Grazie, M.

Avevo quindici anni e un pomeriggio il mio fidanzatino si presentò sotto casa con grissini, maionese e prosciutto crudo.
Parcheggiò la moto, scese, sedette accanto a me e dispose gli oggetti con ordine.
Poi prese il primo grissino. Ci spalmò sopra la maionese per tutta la lunghezza, staccò una fetta di prosciutto e l'avvolse con maestria attorno al grissino condito. E me lo porse.
Mangiammo fino alla fine del pomeriggio, un grissino e un bacio, un bacio e un po' di maionese, un abbraccio e una fetta di prosciutto, con la bocca e le dita impiastricciate.
Fu la prima volta che compresi quanto cibo ed erotismo vadano a braccetto.

 

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